mercoledì 15 febbraio 2012

naufragio della casta

della “Casta

L’opinione pubblica è disorientata avendo perso i tradizionali punti di riferimento.
Sino al giugno dello scorso anno il premier Berlusconi, per sedare le preoccupazioni sulla situazione economica e finanziaria dell’Italia, dispensava pillole di ottimismo: “il peggio è passato, siamo fuori dal tunnel, i conti dello stato sono in regola e il debito  pubblico è sotto controllo”.
Affermazioni contestate dall’opposizione sempre più dura e stringente che mobilitava la piazza, l’esercito crescente dei disoccupati,il popolo di color viola, gli indignati e le falangi studentesche. Ma la protesta legittima non è stata accompagnata da un progetto organico, credibile e  fattibile , in tempi brevi, per imprimere una svolta decisiva al Paese. La ricetta per uscire dalla crisi c’era già, e risaliva al 2008, ma per ignoranza o menefreghismo colpevolmente ignorata.
La diagnosi  del male e la conseguente terapia era stata resa di pubblico dominio addirittura in un ponderoso studio di un professore, tale Giulio Tremonti, ministro del Tesoro, dell’economia e delle finanze.
Ma in quell’epoca i docenti universitari erano invisi dalla classe politica che non intendeva prendere lezioni, specialmente in materia di economia e finanza, per non ammettere l’abissale ignoranza.
Eppure nel libro “La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla” era preannunciata l’evoluzione della situazione, la gravità delle conseguenze ed i provvedimenti per limitarne i danni. Giulio Tremonti ha compreso ciò che sta emergendo nella consapevolezza comune: “ la globalizzazione, tanto celebrata, ha un lato oscuro, fatto di disoccupazione e bassi salari, crisi finanziaria, rischi ambientali, pericolose tensioni internazionali”.
Tremonti ha  analizzato le cause della crisi, riconducibili ai passi falsi della politica e alle spietate dinamiche della finanza internazionale. La soluzione, secondo Tremonti è nella rifondazione della politica europea a partire da sette parole d’ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo. “E in tutti questi campi bisogna ritornare alle radici dell’identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al ‘68 e ai suoi errori”.
Quindi una guida pratica, una sorta di istruzioni per l’uso.
Lo ha dimostrato lo stesso Tremonti perseguendo il primo obiettivo: il pareggio del bilancio dello Stato, condizione indispensabile per avviare la sistematica riduzione dell’immenso debito pubblico italiano, ammontante a 1.900 miliardi di euro.
Le sforbiciate alle spese statali, ai privilegi del mastodontico apparato burocratico hanno consentito,
per la prima volta, dopo circa un secolo e mezzo, di avviare il bilancio al pareggio.
Ma c’è di più. e’ stata immediatamente approntata una modifica alla Costituzione per sancire, definitivamente, l’obbligo del perfetto equilibrio tra entrate e uscite dello Stato.
Tutto bene? Neppure per sogno. Il potere quasi assoluto di Tremonti nelle cure dimagranti del portafoglio dei singoli ministeri, è stato odiato da tutti gli appartenenti alla cosiddetta “Casta” della politica.
Di fronte all’impossibilità di allontanare il professore dal Palazzo, la maggioranza di Governo si è sfaldata. Gli speculatori del mondo della finanza non attendevano altro per concertare un attacco concentrico all’Italia diffondendo artatamente notizie sulla solvibilità, paventando l’imminenza di una dichiarazione di fallimento.
Le ripercussioni, in occasione delle aste per il rinnovo di decine di miliardi di titoli in  scadenza, sono state devastanti.
I possessori di Bot e Cct, per rinnovarli, hanno richiesto tassi di rendimento ben maggiori alla media del 2% , in considerazione dell’aumento del rischio, spuntando in alcuni casi tra il 7 e l’8%.
Un onere insopportabile quantificabile in 50 miliardi di euro, da corrispondere su un debito di 100 miliardi di titoli decennali.
 Il prof. Tremonti si era posto il problema suggerendo profonde modifiche strutturali della Banca Centrale Europea e degli organi di governo dell’Unione, ma il suo monito rimase inascoltato e il suo lavoro sempre più contestato.

 Lo spettro della bancarotta si profilava anche  per l’Italia dopo la Grecia. A ottobre, di fronte a un accentuarsi delle tensioni in parlamento, con effetti sempre più negativi per l’immagine Italia, ecco il colpo di genio del presidente della Repubblica: sostituire il governo in carica con altro, “super partes”, formato esclusivamente da tecnici di provata esperienza e capacità operativa. Il premier Berlusconi accondiscese facendosi da parte per lasciare il posto al prof. Mario Monti e alla sua equipe di docenti universitari ed eminenti professionisti e  manager di settore.
In tre mesi di lavoro il governo Monti ha inanellato una serie di provvedimenti che, in passato, avrebbero richiesto almeno tre anni di dibattiti parlamentari.
La stragrande maggioranza dei politici ha dato la fiducia  ai super esperti, firmando una cambiale in bianco che ha sancito la fine di un’epoca, in pratica la resa incondizionata della “casta”.
Certamente l’era di Mario Monti, ha avuto un avvio impopolare per  l’appesantimento della pressione fiscale, le nuove onerose aliquote  su conti correnti, depositi amministrati e gestioni patrimoniali a scapito del risparmio delle famiglie, oltre agli aumenti dell’IVA, dei carburanti, pedaggi autostradali e bollette più pesanti per le utenze domestiche, alla reintroduzione dell’ICI e la riforma delle pensioni. Comunque non si è protestato più di tanto.
 Il prossimo severo banco di prova è ora rappresentato dalla soluzione   dei  problemi fondamentali dell’occupazione e dello sviluppo, non facili perdurando la crisi che ha innescato la recessione globale.
Quale futuro ci attende? Per l’ex ministro Tremonti la soluzione è indicata in un libro presentato in questi giorni, dal titolo”Uscita di sicurezza” (ed. Rizzoli).   In estrema sintesi l’opera di Tremonti,  indica la strada da seguire iniziando dal  mettere l’ordine al posto del caos; separare l’attività produttiva dall’attività speculativa; chiudere la bisca della finanza, in modo che siano i giocatori e non noi a pagare per le perdite sulle puntate; ristabilire il primato delle regole; pensare a investimenti pubblici in beni di interesse collettivo.
                                                              Solo così - ammonisce Tremonti - mettendo la ragione al posto degli spread, l’uomo al posto del lupo, il pane al posto delle pietre, si può uscire da questo mostruoso videogame in cui siamo entrati senza capirlo e senza volerlo. In questo libro c’è la traccia per arrivare insieme all’uscita di sicurezza.
Speriamo!

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