mercoledì 15 febbraio 2012

la siberiana

Da “lettere a un amico”

La siberiana

Dopo l’asiatica ecco la siberiana. In fatto di maltempo  e epidemie siao i primi al mondo. Non so se in Cina o negli Usa importano l’”italiana”. Che io sappia no’.  Forse battone, epidemie e maltempo escludo.
Siccome siamo in argomento “Siberia”  eccovi  la mia;  una siberiana in carne e ossa, gelida come una panchina d’inverno a quelle latitudini. Aveva 20 anni e vive libera e si chiama Natascha per lei nome troppo ruvido che   nel nostro paese ha  rifondata in “Natalia” più dolce e…accattivante . Ci siamo frequentati per qualche tempo poi, come tutte le relazioni sterili, io sui settanta e lei sui venti era impossibile neppure il rapporto intellettuale. Ma  di lei ho ricordi bellissimi divertenti e le dedico volentieri  questa lettera che ti mando come al solito. Ogni tanto la  richiamo sul cellulare , non risponde  lei ha chiuso. E l’approvo.

L’avevo ribattezzata “Panchina” e lei si compiaceva di essere raffigurata  “una panchina siberiana gelida”:  breve luogo di sosta. Come del resto nei rapporti umani ha dimostrato di essere.
Ha studiato a Mosca  e nel lungo indice delle donne che hanno attraversato la mia lunga vita di “seduttore” in fatto d’intelligenza è sicuramente fra le prime dieci. Ma in fatto di sensualità fra le ultime. Una ambidestra, da non ricercare nel suo DNA solo perché nella primavera  dei suoi quindici anni mentre andava a cercar fragole nella brevissima estate siberiana . è stata violenta  da un “amico”. : Le ha dato un pugno in testa e  si è accomodato in “panchina”. Che animale.
Mi ha confidato l’aggressione agli inizi del nostro rapporto amichevole inibendomi qualsiasi avance  nei sui confronti. Come “maschio” mi sentivo colpevole!

L’intelligenza delle donne ha ispirazioni, obiettivi e molto diversi dall’uomo del tutto imprevedibili. E “panchina” mi ha confidato che nel raccontare l’aggressione subito alla madre sono andate in ospedale per le cure del caso  senza denunciare il colpevole. Ma lei non è stata più la stessa.  La ragazza era arrivata da Mosca a Milano viaggio  premio per aver vinto una borsa di studio  sulla comunicazione. Lasciata la casa paterna in Siberia dove non c’è neve solo due mesi all’anno e i bus   corrono su strade sempre ghiacciate e si fermano solo quando qualcuno alza la mani per salirci sopra.  A Milano, vivere era tutta un’altra cosa così non le è più passato per la testa di ritornare in quelle lande desolate.  Ha sposato un toscano di comodo e, data la sua natura, invece di  arrotolarsi insieme a lui fra le lenzuola  ha passato le notti a macerarsi  sulla grammatica italiana , lingua   che attualmente  parla e scrive correttamente senza accenti…napoletani.
Il rapporto con il marito non poteva durare. La separazione il divorzio e lei “panchina” ha svolto lodevolmente le pubbliche relazioni  prima per  una  nota azienda vinicola, poi per un complesso musicale russo in un locale notturno a Torino e infine , credo sia  interessata  in una società immobiliare in una ricca cittadina brianzola.
Fra le molte ragazze che ho conosciuto, “panchina” è la sola che la sua duplice natura, maschile e femminile, ha saputo rappresentare uno spettacolo  di  rare  esibizione  di difetti e pregi  del proprio  carattere umano. Spettacolo del quale  ho  gustato le mille sfumature maliziose, mai volgari intellettualmente rimarchevoli.

Caro amico ,oggi, 5 febbraio 2012 ti preciso che ho sentito per l’ultima volta “panchina” un anno fa al telefono. Dopo averle chiesto,”Ti sei sposata? : mi ha risposto  “Ho solo 25 anni “ e mi ha buttato giù il telefono.
Con la “siberiana” che oggi affligge la nostra penisola , se penso alla “mia siberiana” non era poi… una “panchina” così fredda. Ciao.

 f.c.

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