giovedì 8 novembre 2012
una bellissima storia
Una bellissima storia, a
lieto fine, realmente accaduta. Quando uno scrittore può dire di essere stato
uno dei
pochi guariti da un male crudele su una casistica di più di cento casi in Italia, tanto da diventare un caso clinico
perfino negli Stati Uniti, allora non può esimersi dal raccontare la sua vicenda. Lo fa con rara maestria, a distanza
di trent'anni, in un libro che è stato necessario scrivere. Accantonato il pretesto di una narrazione cruda, emerge
Il tentativo salvifico di pensare ad altro per esorcizzare Il disagio esistenziale di quel giorni: ciò che gli psicologi
moderni chiamano la "motivazione antagonista". Il protagonista ha appena tredici anni e "sente" le cose per lo
più In modo irrazionale. Si vive la vita e la si sogna, nonostante tutto. Un famoso giocatore di calcio diventa Il
viatico per far fronte al luoghi di reclusione dalla vita, gli ospedali. Il campione come simbolo di vittoria, di forza
fisica, uno spazio di leggerezza come naturale antitesi alla malattia. È Giorq.o Chinaglia, mito Incontrastato della
Lazio degli anni Settanta e idolo della tifoseria. Nella narrazione figurano anche i personaggi della quolldianità: i
nonni, il padre, la madre, la suora delle elementari, l'anziana signora dei vicoli, il luminare della medicina ecc. SI
apre uno spaccato sulla provincia italiana che contluisce di colpo in una dimensione-altra, con la comparsa della
malattia. Ma si awerte, In fondo, che Il dolore è stato anche una straordinaria occasione per riaffermare la vita.
Questo romanzo non è solo un'opera letteraria, ma una testimonianza commovente, impudicamente affermata
e ribadita con lo sguardo fanciullo di una volta. Un libro destinato a rimanere a lungo nella produzione letteraria
dei nostri giorni.
pochi guariti da un male crudele su una casistica di più di cento casi in Italia, tanto da diventare un caso clinico
perfino negli Stati Uniti, allora non può esimersi dal raccontare la sua vicenda. Lo fa con rara maestria, a distanza
di trent'anni, in un libro che è stato necessario scrivere. Accantonato il pretesto di una narrazione cruda, emerge
Il tentativo salvifico di pensare ad altro per esorcizzare Il disagio esistenziale di quel giorni: ciò che gli psicologi
moderni chiamano la "motivazione antagonista". Il protagonista ha appena tredici anni e "sente" le cose per lo
più In modo irrazionale. Si vive la vita e la si sogna, nonostante tutto. Un famoso giocatore di calcio diventa Il
viatico per far fronte al luoghi di reclusione dalla vita, gli ospedali. Il campione come simbolo di vittoria, di forza
fisica, uno spazio di leggerezza come naturale antitesi alla malattia. È Giorq.o Chinaglia, mito Incontrastato della
Lazio degli anni Settanta e idolo della tifoseria. Nella narrazione figurano anche i personaggi della quolldianità: i
nonni, il padre, la madre, la suora delle elementari, l'anziana signora dei vicoli, il luminare della medicina ecc. SI
apre uno spaccato sulla provincia italiana che contluisce di colpo in una dimensione-altra, con la comparsa della
malattia. Ma si awerte, In fondo, che Il dolore è stato anche una straordinaria occasione per riaffermare la vita.
Questo romanzo non è solo un'opera letteraria, ma una testimonianza commovente, impudicamente affermata
e ribadita con lo sguardo fanciullo di una volta. Un libro destinato a rimanere a lungo nella produzione letteraria
dei nostri giorni.
Alessandro Moscè è nato ad Ancona nel
1969 e vive a Fabriano.
Ha pubblicato
l'antologia di poeti italiani contemporanei Linci e visionari (Ancona,
Il lavoro editoriale, 2003); I lib.i
di saggi critici Luoghi del Novecento (Marsllio, Venezia 2004) e Tra due secoli (Neftasia, Pesaro 2007); l'antologia
di poeti italiani del secondo Novecento, tradotta negli Stati Uniti, The new italian poetry (Gradiva, New York
2006). Ha date alle stampe le raccolte poetiche L'odore dei vicoli (I Quaderni del Battello Ebbro, Porretta Terme
2004) e Stanze all'aperto (Moretti & Vitali, Bergamo 2008). Ha pubblicato il saggio narrato Il viaggiatore resident«
(Cattedrale, Ancona 2009) e il romanzo Il talento della malattia (Avaqliano, Roma 2012). Si occupa di critica
letteraria e di filologia su vane riviste e giornali. Ha ideato e dirige il Premio NaZionale di Narrativa e Poesia "Città
di Fabriano" Il suo sito è: www.alessandromosce.it
di saggi critici Luoghi del Novecento (Marsllio, Venezia 2004) e Tra due secoli (Neftasia, Pesaro 2007); l'antologia
di poeti italiani del secondo Novecento, tradotta negli Stati Uniti, The new italian poetry (Gradiva, New York
2006). Ha date alle stampe le raccolte poetiche L'odore dei vicoli (I Quaderni del Battello Ebbro, Porretta Terme
2004) e Stanze all'aperto (Moretti & Vitali, Bergamo 2008). Ha pubblicato il saggio narrato Il viaggiatore resident«
(Cattedrale, Ancona 2009) e il romanzo Il talento della malattia (Avaqliano, Roma 2012). Si occupa di critica
letteraria e di filologia su vane riviste e giornali. Ha ideato e dirige il Premio NaZionale di Narrativa e Poesia "Città
di Fabriano" Il suo sito è: www.alessandromosce.it
mondo gay
Scrivere per i “padroni” è dura sia paghino poco sia paghino molto. In Italia il mercato è libero e le opinioni molto diverse a seconda delle circostanze, degli interessi e eccetera.
Anch’io ho un padrone, io. Non sono pagato e la mia testata proprio non conta. così mi pongo fuori dalla mischia
Come diceva un filosofo greco del quale non ricordo il nome “Nelle donne – in tutte le donne - è latente una grande sensualità guai a risvegliarla perché si scatena senza limiti”. Vorrei che lo stesso adagio invischiasse chi come me fa il giornalista e che, al di la del bene e del male abbia il coraggio di saltare il rubiconde della auto censura
Oggi ci sono i “Grillo” i “Renzi” che sembrano scatenati profetizzando (votandoli) “” moralità” e “battaglie ” in favore dei meno abbienti . La storia fino ad ora ci ha dimostrato che nessuno è riuscito a cambiare le cose se pur sostenuti da una maggioranza che ha creduto al “ nuovo”.
Non sono un cittadino deluso, un giornalista prezzolato, un moralista ne un fustigatore di costumi Ma sono uno che non invoca Monti , un “abusivo” che in un paio d’anni intende farci pagare gli errori trentennali dei suoi predecessori.
Monti soprannominato “il fumogeno” perché quando parla ha la raccapricciante capacità di mimetizzare la realtà e aprire spiragli di luce inesistenti, non mi piace. E’ uno che si e prefisso di salvare l’Italia ma non gli “itagliani”. Torni nel suo mondo anglosassone che gli appartiene non il nostro. O torni alla Bocconi a chiedere perdono!
Lui a fine mandato se ne andrà attribuendosi i merito di aver salvato il Paese da una fine alla “greca” colpevolizzando chi lo sostituirà come incapace .
Monti nulla ha fatto per penalizzare duramente la Casta da 40 anni al potere pesantemente colpevole della crisi nella quale siamo piombati. salvaguardando i loro interessi Questo me lo rende ancora più riprovevole
Che il “premier” legga i numeri, non li dia! Gli alti papaveri strapagati dello Stato sono più numerosi degli industriali che contano. I primi si arricchiscono (virgola) gli industriali, uno dopo l’altro falliscono. Si chieda Monti, il Mario, perché:?
Monti per uscire dalla “crisi” attualmente spera che il suo “governo” vada a casa essendo consapevole che il peggio deve ancora avvenire, e che ciò farà vanificare l’auspicio di ripresa da lui datato nel 2013
Quello che ha fatto Monti lo avrebbe potuto fare qualsiasi altra persona autorizzata dai maggiori partiti italiani ad attuare un “repressione” di “lacrime e sangue” al di sopra di tutti e di tutto compreso l’ex comunista Giorgio Napolitano che insieme a Casini non ha ancora giubilato. l’impavido carnefice., anzi vole riciclarlo oltre il mandato.
Pierferdinando restauratore dell’“ancienne regime” la Democrazia Cristiana , “vecchiume” senza prospettive che il bolognese auspica servendosi dei voti di cattolici di “clausura” incapaci di vedere oltre il proprio naso. Un baciapile retorico su “casa e famiglia...” che ha fatto naufragare progetti anche lodevoli “pendolando” a banderuola fra partiti e schieramenti alla ricerca di un mitico “eldorado” elettorale,. Un degno compagno di merenda di Fini che con lui deve essere messo a riposo nella terra dei tortellini e mortadelle.espropriandoli delle ricchezze accumulate in vent’anni di sonno parlamentare, vergogna perpetua di chi li ha votati
Quando lo Stato è incapace di amministrare le tasse pagate dai cittadini, sperpera, ruba, compie soprusi riparandosi spessissimo dietro giudici compiacenti e pone il proprio partito sopra lo Stato i colpevoli dovrebbero essere banditi per sempre da ogni coinvolgimento nell’apparato statale Ma si sa, i “malevoli” sono votati da chi “come loro” fanno parte della stessa risma: innarginabili.
Purtroppo l’Italia è un “piccolo” Paese che si regge sul mal-costume. e come nell’800’ si perpetua l’icona di “anarchici” a tutto campo un terreno allergico alla democrazia.
Certo, tutte queste sono ovvietà luoghi comuni il solo lato positivo nella nostra democrazia è il voto un diritto; come lo è quello di non votare .
I tempi della crisi per la Merkel sono lunghi, per il fumogeno”Monti, corti. Noi .che paghiamo le conseguenze di una politica di improvvidi si può , come dice Pansa “andare a votare tappandosi il naso” l’illustre giornalista uno dei pochi che merita l’aggettivo illustre, per la sua onestà itellettuale fatta non di certezze ma dubbi.. forse, ha ragione, ma io a votare non ci andrò più.
Dopo il mio anche il tempo dei miei figli è passato senza novità politiche degne di nota resta quello dei “nipoti” che mi auguro sappiano guardare oltre all’avanspettacolo, offertoci dai Grillo, Benigni, e da cantanti alla Celentano.
L’Italia è il più bel Paese del mondo. Gli italiani...purtroppo no.:. rimaniamo un popolo di poeti, navigatori , mandolinisti e ora anche di .gay
f.c.
mercoledì 7 novembre 2012
mondo gay
mondo gay
Scrivere per i “padroni” è dura sia paghino poco sia paghino molto. In Italia il mercato è libero e le opinioni molto diverse a seconda delle circostanze, degli interessi e eccetera.
Anch’io ho un padrone, io. Non sono pagato e la mia testata proprio non conta. così mi pongo fuori dalla mischia
Come diceva un filosofo greco del quale non ricordo il nome “Nelle donne – in tutte le donne - è latente una grande sensualità guai a risvegliarla perché si scatena senza limiti”. Vorrei che lo stesso adagio invischiasse chi come me fa il giornalista e che, al di la del bene e del male abbia il coraggio di saltare il rubiconde della auto censura
Oggi ci sono i “Grillo” i “Renzi” che sembrano scatenati profetizzando (votandoli) “” moralità” e “battaglie ” in favore dei meno abbienti . La storia fino ad ora ci ha dimostrato che nessuno è riuscito a cambiare le cose se pur sostenuti da una maggioranza che ha creduto al “ nuovo”.
Non sono un cittadino deluso, un giornalista prezzolato, un moralista ne un fustigatore di costumi Ma sono uno che non invoca Monti , un “abusivo” che in un paio d’anni intende farci pagare gli errori trentennali dei suoi predecessori.
Monti soprannominato “il fumogeno” perché quando parla ha la raccapricciante capacità di mimetizzare la realtà e aprire spiragli di luce inesistenti, non mi piace. E’ uno che si e prefisso di salvare l’Italia ma non gli “itagliani”. Torni nel suo mondo anglosassone che gli appartiene non il nostro. O torni alla Bocconi a chiedere perdono!
Lui a fine mandato se ne andrà attribuendosi i merito di aver salvato il Paese da una fine alla “greca” colpevolizzando chi lo sostituirà come incapace .
Monti nulla ha fatto per penalizzare duramente la Casta da 40 anni al potere pesantemente colpevole della crisi nella quale siamo piombati. salvaguardando i loro interessi Questo me lo rende ancora più riprovevole
Che il “premier” legga i numeri, non li dia! Gli alti papaveri strapagati dello Stato sono più numerosi degli industriali che contano. I primi si arricchiscono (virgola) gli industriali, uno dopo l’altro falliscono. Si chieda Monti, il Mario, perché:?
Monti per uscire dalla “crisi” attualmente spera che il suo “governo” vada a casa essendo consapevole che il peggio deve ancora avvenire, e che ciò farà vanificare l’auspicio di ripresa da lui datato nel 2013
Quello che ha fatto Monti lo avrebbe potuto fare qualsiasi altra persona come lui autorizzata dai maggiori partiti italiani ad attuare un “repressione” di “lacrime e sangue” ad imitazione dello straricco Amato al di sopra di tutti e di tutti compreso l’ex comunista Napolitano che con Casini non lo hanno ancora giubilato.
Piergiorgio restauratore dell’“ancienne regime” la Democrazia Cristiana , “vecchiume” senza prospettive che il bolognese auspica servendosi dei voti di cattolici di “clausura” incapaci di vedere oltre il proprio naso. Un baciapile retorico su “casa e famiglia...” che ha fatto naufragare progetti anche lodevoli “pendolando” a banderuola fra partiti e schieramenti alla ricerca di un mitico “eldorado” elettorale,. Un degno compagno di merenda di Fini che con lui deve essere messo a riposo nella terra dei tortellini e mortadelle.espropriandoli delle ricchezze accumulate delle loro nullità in vent’anni di sonno, vergogna perpetua di chi li ha votati
Quando lo Stato è incapace di amministrare le tasse pagate dai cittadini, sperpera, ruba, compie soprusi e riparandosi spessissimo dietro a giudici compiacenti e pone il proprio partito sopra lo Stato i colpevoli dovrebbero essere banditi per sempre da ogni coinvolgimento nell’apparato. Ma si sa, i “malevoli” sono votati da chi “come loro” fanno parte della stessa risma: Innarginabile.
Purtroppo l’Italia è un “piccolo” Paese che si regge sul mal-costume. e come nell’800’ si perpetua l’icona di “anarchici” a tutto campo un terreno allergico alla democrazia.
Certo, tutte ovvietà e se il solo lato positivo nella nostra democrazia e Il voto è un diritto lo è anche non votare
I tempi della crisi per la Merkel sono lunghi, per il fumogeno”Monti, corti. Ma noi .che paghiamo le conseguenze di una politica di improvvidi si può , come dice Pansa “andare a votare tappandosi il naso” l’illustre giornalista uno dei pochi che merita l’aggettivo illustre, perché non ha certezze ma dubbi.. forse ha ragione ma io a votare non ci vado più
Dopo il mio anche il tempo dei miei figli è passato senza novità politiche degne di nota resta quello dei “nipoti” che mi auguro sappiano guardare oltre all’avanspettacolo, offertoci dai Grillo, Benigni, e dai cantanti alla Celentano
L’Italia è il più bel paese del mondo. Gli italiani...purtroppo no.:. siamo sempre un popolo di poeti navigatori , mandolinisti e ora anche di gay
giovedì 18 ottobre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
VIA LIBERA AI DIRITTI DI QUINTA LIBERTA’ A SINGAPORE AIRLINES
Il 3 maggio 2012 l’Enac ha reso noto il proprio via libera alla concessione dei diritti di quinta libertà alla compagnia aerea Singapore Airlines sulla tratta Milano Malpensa – New York. Nell'autunno del 2009, la compagnia aerea Singapore Airlines informava gli uffici competenti del Ministero delle infrastrutture e trasporti della propria intenzione di operare un nuovo servizio quotidiano fra Milano Malpensa e New York, richiedendo pertanto il beneficio dei diritti di V libertà (diritto per un vettore di imbarcare e sbarcare passeggeri o merci tra due Stati terzi partendo dallo Stato che gli ha rilasciato la licenza), non ricevendo tuttavia una risposta positiva dall’Autorità italiana.
La decisione appena assunta dall’Ente di controllo dell’aviazione civile permetterà al vettore di Singapore, che arriva in Italia e prosegue verso gli Usa, di effettuare servizi commerciali, ovvero imbarcare passeggeri e merci, non soltanto tra Singapore e Milano e tra Singapore e New York, ma anche da Milano verso New York.
La decisione giunge al termine di un lungo iter, almeno triennale, che ha visto il Governo italiano più volte sollecitato dal parlamento a provvedere, sia con interrogazioni ai Ministri in carica pro tempore, sia attraverso mozioni dirette ad impegnare l’esecutivo ad una effettiva liberalizzazione del trasporto aereo, che andasse a vantaggio dello sviluppo dei nostri aeroporti ed in particolare di Malpensa, che più di altri scali ha subito le scelte della Compagnia di bandiera.
Per effetto del processo di de-hubbing, l'aeroporto di Malpensa negli ultimi anni ha registrato, infatti, una diminuzione di passeggeri e di voli tale da causare grosse perdite in termini economici. I passeggeri sono scesi da 23,4 milioni del
La
decisione a favore della Compagnia Singapore Airlines va inquadrata in un
preciso quadro normativo, ed in particolare con riferimento all'articolo 19 del
decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante «Misure urgenti per il sostegno
a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione
anti-crisi il quadro strategico nazionale», che al comma 5-bis, prevede che il
Ministro delle infrastrutture e trasporti, di concerto con il Ministro degli
affari esteri, promuova la definizione di nuovi accordi bilaterali nel settore
del trasporto aereo, nonché la modifica di quelli vigenti, al fine di ampliare
il numero dei vettori ammessi ad operare sulle rotte nazionali, internazionali
e intercontinentali, al fine di assicurare il mantenimento dei livelli
occupazionali e dei collegamenti internazionali necessari allo sviluppo del
sistema produttivo e sociale delle aree interessate, nonché ad ampliare il
numero delle frequenze e destinazioni su cui è consentito operare a ciascuna
parte, dando priorità ai vettori che si impegnino a mantenere i predetti
livelli occupazionali.
Occorre
tuttavia precisare che l’autorizzazione concessa dall’ENAC è disposta in via
provvisoria ed extrabilaterale, per un periodo di almeno 18 mesi, sicchè non è
al momento possibile prevedere quali saranno le valutazioni della Singapore
Airlines circa la convenienza ad investire sulla rotta in questione per un arco
temporale piuttosto ridotto, che potrebbe tuttavia ampliarsi.
Le nuove
prospettive che potranno aprirsi sullo scalo di Malpensa potrebbero passare
anche attraverso il rinnovato interesse di altri grandi Compagnie quali
Emirates, Ethiad, Gulf Airways sulla rotta italo americana e troveranno
verosimilmente seguito nell’impegno della Società degli aeroporti milanesi e
delle istituzioni lombarde, che hanno cercato, rispettivamente, di incrementare
i movimenti su Malpensa e garantire una maggiore accessibilità dello scalo,
oggi assicurata anche dalle connessioni ferroviarie con la
Svizzera e con la rete nazionale dell’alta velocità.
Francesco Semer
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